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Festa del Moscato: giorni di spensieratezza all’insegna dei record

Due giorni intensi, affollati, rumorosi e allegri hanno accompagnato la nostra permanenza alla Festa del Moscato di Scanzo e dei sapori scanzesi nel weekend appena trascorso. Fin dalle prime ore di sabato pomeriggio, l’apertura dello stand de L’Eco café è stata contrassegnata dalla presenza di moltissimi visitatori, accorsi da ogni parte per assaporare il clima gioioso della tredicesima edizione dell’iniziativa enogastronomica scanzese. Accolti con caffè Poli e incuriositi dalle promozioni a L’Eco di Bergamo e dalla pesca contrassegnata dal giallo inconfondibile di Zafferano Leprotto, gli ospiti si sono calati nella serenità che ha accompagnato ogni ora di festa. Sui tavolini, accanto alla tazzina di caffè hanno presto fatto la loro comparsa i calici della manifestazione, mentre i giochi di Dindoca sono stati di fatto presi d’assalto da gruppi di giovani e meno giovani, divertiti dalle sfide del gioco del 15 e del fachiro.

Dopo i primi minuti, ecco sfilare per via Don Giulio Calvi il carretto ricolmo di tralci di vite e grappoli d’uva che ha condotto nel centro del paese il corteo del Palio del Moscato, capitanato dal Mosgatto, tra i saluti e le acclamazioni della folla. Da lì, tutto ha preso inizio: prima le sfide di pigiatura dei più piccoli, divisi in  quattro gruppi in rappresentanza delle rispettive contrade, emozionatissimi di fronte al pubblico incredibile, poi quelle che hanno messo in gioco 30 tra sindaci e rappresentanti comunali della bergamasca. 3, 2, 1 e via alle pigiate: bandiere alzate, applausi e incitazioni per qualche minuto si sono levati davanti al palco principale, tra le risate degli astanti e dei partecipanti. Alla fine della sfida, la vittoria stracciante dei sindaci della Bassa,  detti “le furie rosse”, con le braccia alzate e i volti radiosi, in una veste deliziosamente inusuale rispetto ai loro abituali incarichi. Terminata l’euforia e conclusosi i festeggiamenti, gradualmente la gente ha ricominciato a circolare, tornando a formare quel fiume inesauribile che ha raggiunto il suo culmine nelle ore serali, con migliaia di persone in ogni angolo e ad ogni casetta o stand.

Nel frattempo, in teatro è arrivato lo chef Andrea Mainardi che, armato del suo estro e della sua esperienza, ha dato vita a due gustosi piatti tra improvvisazione e abilità. Finito lo show cooking, tante foto insieme allo chef, tra i profumi del moscato, dei vini, del miele e delle vivande, mentre la sera calava sul primo giorno e in punti strategici proseguivano i concerti e le mostre.

Domenica mattina, lo spirito spensierato del giorno precedente si è esteso ai campi adiacenti al centro, diffondendosi tra i filari dei vigneti. Proprio qui, nei luoghi dove nasce il Moscato, i 600 atleti della Moscato di Scanzo Trail hanno sfrecciato sovrastati da un cielo ceruleo e un sole battente, stringendo i denti fino al traguardo, tagliato da Andrew Kmemoi Mang’ata per la gara maschile e da Samantha Galassi per quella femminile. Con loro, a poca distanza, anche i 600 camminatori della Moscato Family Walk, che si sono goduti la mattinata a un ritmo decisamente più disteso, all’insegna della storia, della cultura e della gastronomia locale.

Al pomeriggio è stata la volta di un altro grande ospite, di casa a Scanzorosciate: lo chef Francesco Gotti ha dato prova delle sue conoscenze straordinarie in fatto di gusto e abbinamenti in un pastificio open air, volto a valorizzare al meglio tutti i sapori delle Terre del Vescovado. Dalla sua padronanza incredibile della materia culinaria è nato un raviolo che, vista l’origine e gli ingredienti, non poteva che prendere il nome di Moscovado. Deliziati da un simile esempio gastronomico, con l’acquolina in bocca i presenti hanno cominciato a pregustarsi il pasto serale, durante il quale è stato servito proprio il raviolo firmato Gotti. Accanto ad esso, altri gustosissimi compagni della tavola: gelato al passito e al Moscato, risotto ai mirtilli e Moscato, tiramisù al Moscato e, naturalmente, il vino Moscato, protagonista imprescindibile e fulcro di tutta la manifestazione.

Con l’allungarsi delle ombre, di nuovo il centro si è illuminato in un palpitare di vita, colorando le facciate delle abitazioni, della chiesa e i muri del borgo. Ancora musica, ancora vociare, di tanto in tanto i flash delle fotografie, ogni attimo volto a immortalare una serata che per un momento è sembrata non dover aver mai fine. E, tra un brindisi e un assaggio, tredici anni si sono raccolti tutti insieme per celebrare un’edizione baciata dal sole e omaggiata da numeri da record, nella soddisfazione generale che ha cancellato ogni fatica.

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